Copertina erroridaevitare

Abbigliamento protettivo certificato: 5 errori da evitare per mantenere la massima efficacia

Ogni giorno migliaia di lavoratori in Italia indossano abbigliamento certificato per svolgere in sicurezza attività in cui sono presenti rischi fisici, chimici o termici. Tuttavia, anche il miglior capo, conforme alle più recenti normative EN ISO, può perdere la sua efficacia protettiva se non viene utilizzato, lavato o conservato correttamente.

Molte aziende investono nella qualità dei dispositivi di protezione individuale (DPI), ma trascurano la fase di manutenzione e gestione, che è parte integrante del ciclo di vita del prodotto.
Un piccolo errore, come un lavaggio errato, una riparazione improvvisata o una conservazione inadeguata, può compromettere le caratteristiche per cui quel capo è stato certificato.

In questo articolo analizziamo i 5 errori più comuni da evitare e forniamo consigli pratici per mantenere le performance e la conformità dei tuoi capi protettivi nel tempo.

1. Lavaggio inadeguato

Lavaggio industriale

Il lavaggio è una delle fasi più delicate per l’abbigliamento tecnico e certificato.

Molti capi sono trattati con finiture speciali che garantiscono proprietà ignifughe, antistatiche, idrorepellenti o resistenti agli agenti chimici. L’uso di detersivi troppo aggressivi, temperature elevate o cicli non conformi possono degradare irreversibilmente questi trattamenti, riducendo la capacità protettiva del tessuto.

Consiglio pratico:
Segui sempre le istruzioni di lavaggio riportate sull’etichetta o nella scheda tecnica del produttore.
Preferisci detersivi neutri e cicli delicati; se i capi sono destinati a uso professionale, valuta un servizio di lavanderia industriale certificato EN ISO 15797, che assicura processi controllati e tracciabili.

2. Riparazioni non conformi

Una riparazione eseguita in modo scorretto può rendere inutile la certificazione del capo.
Applicare toppe, cuciture o materiali non omologati altera la struttura e l’equilibrio delle protezioni originarie (es. resistenza alla fiamma, isolamento elettrico, ecc.) e annulla la certificazione CE, mettendo a rischio la sicurezza di chi lo indossa.

Consiglio pratico:
Le riparazioni devono essere effettuate solo con materiali e metodi approvati dal produttore, possibilmente presso un centro assistenza autorizzato. In caso di danno evidente, è preferibile sostituire il capo.

3. Stoccaggio scorretto

Un capo protettivo non si rovina solo quando viene indossato.
Anche luoghi umidi, luci dirette del sole o ambienti contaminati da sostanze chimiche possono degradare i materiali e compromettere la capacità di protezione.

Consiglio pratico:
Conserva i capi in un ambiente asciutto e ventilato, lontano da fonti di calore o agenti corrosivi.
Evita di riporli ancora umidi o sporchi: l’umidità favorisce la formazione di muffe e cattivi odori.

Un corretto stoccaggio può prolungare la vita utile di un capo certificato del 20–30%.

4. Sottovalutare il ciclo di vita del capo

Ogni capo protettivo ha un ciclo di vita limitato, determinato da fattori come:

  • numero di lavaggi o ore di utilizzo;
  • esposizione a sostanze chimiche o fonti di calore;
  • tipo di applicazione (es. lavori ad alto rischio o saltuari).

Ignorare queste indicazioni significa rischiare che il capo non offra più la protezione prevista dalla norma.

Consiglio pratico:
Monitora regolarmente i tempi di utilizzo dei capi e pianifica un programma di sostituzione preventiva. Molti produttori forniscono indicazioni chiare sulla durata stimata del prodotto.

5. Ignorare i segni d’usura

Capodanneggiato

Strappi, abrasioni, scolorimenti o cuciture allentate sono segnali chiari che il capo non offre più la protezione necessaria. Anche un piccolo difetto può annullare l’efficacia certificata (es. un microforo in un capo antistatico o una cucitura ceduta in un capo impermeabile).

Consiglio pratico:
Effettua controlli visivi periodici, soprattutto prima dell’utilizzo. Se il capo mostra segni di deterioramento, sostituiscilo immediatamente.

In un’indagine europea, il 42% dei capi DPI dismessi aveva perso parte della protezione prima della sostituzione prevista.

La sicurezza parte dalla consapevolezza

La protezione non dipende solo dalla qualità o dalla tipologia di abbigliamento scelto, ma anche da come viene gestito nel tempo.
Lavaggi corretti, riparazioni autorizzate e controlli periodici sono pratiche semplici ma fondamentali per mantenere il livello di sicurezza previsto dalle normative EN ISO.

Un capo certificato perde la sua efficacia se non viene trattato nel modo giusto.
Per questo motivo, ogni azienda dovrebbe affiancare alla fornitura dei DPI un programma di formazione interna dedicato al corretto utilizzo e mantenimento dei capi.

La formazione dovrebbe includere:

  • Lettura e interpretazione delle etichette e delle normative (ad esempio EN ISO 20471, EN 343, EN ISO 11612, ecc.);
  • Procedure di lavaggio, asciugatura e stoccaggio corrette, per preservare le prestazioni protettive nel tempo;
  • Riconoscimento dei segni di usura o contaminazione, che indicano la necessità di sostituire il capo.

Un lavoratore formato e consapevole non è solo più sicuro: diventa il primo alleato della sicurezza aziendale, contribuendo concretamente alla prevenzione dei rischi e alla conformità dell’intero sistema di protezione.

Conclusione

La sicurezza non si esaurisce con la scelta del capo giusto: inizia dal modo in cui viene gestito.
Un sistema di manutenzione, controllo e formazione continua è il vero strumento per preservare la protezione e prolungare la vita utile dell’abbigliamento certificato.

Se desideri ottimizzare la gestione dei tuoi capi protettivi e garantire la massima sicurezza al tuo personale, visita il nostro sito o contattaci per una consulenza personalizzata.